Vivere green con il cane: come lavare il cane in modo ecosostenibile

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Bentornate amiche e bentornati amici all’appuntamento mensile per migliorare l’impatto ecologico che abbiamo sulla terra con i nostri cani. Oggi approfondiamo un aspetto importante della vita dei nostri amici a quattro zampe: come lavare il cane, inquinando il meno possibile.

Si tratta di consumare la giusta quantità di acqua e utilizzare prodotti naturali, mi direte. Certo, ma anche di evitare la plastica delle confezioni di prodotti che si utilizzano per l’igiene. Per questo ho invitato la mia amica Alessandra Vescovo, laureata in Scienze Ambientali e specializzata in Valutazione e Gestione dei Sistemi Ambientali ad approfondire questo argomento per noi. Alessandra firma i due paragrafi dedicati alla plastica e al problema delle microplastiche.

Come regalo finale vi suggerisco due marche di shampoo per cani solidi e una ricetta fai da te di shampoo naturale per cani.

Come lavare il cane?

Al cane fa bene essere lavato, per assicurare una buona igiene del pelo e della cute. Potete affidarvi a una brava toelettatrice, chiedendo sempre che abbia un regolare attestato. Deve aver seguito un corso perché non ci si improvvisa in questo che è un mestiere, che richiede anche grande empatia per i cani, esperienza cinofila e serietà.

Esiste anche l’opzione di lavare il cane in casa, in questo caso ricordatevi che il cane nella vasca o nella doccia può scivolare, dunque munitevi di un tappetino antiscivolo a lui dedicato. Spazzolatelo accuratamente, prima di lavarlo e guidatelo nella doccia o nella vasca da bagno. Utilizzate acqua tiepida e abituate il cane all’acqua, con dolcezza.

Si tratterà di rendere il bagno un’esperienza piacevole, quindi utilizzate un getto di acqua debole, bagnate il cane dal collo in giù e insaponatelo con poco prodotto. Massaggiate e risciacquate delicatamente. Asciugatelo con molta attenzione, con asciugamani, frizionando delicatamente, e poi con il phon.

Quante volte lavare il cane è un argomento di discussione, personalmente ritengo che una volta ogni 30-40 giorni sia un buon intervallo. Considerate che, se durante una gita o escursione si è infangato, dovrete comunque spazzolarlo e lavarlo. Lo stesso al mare, sabbia e residui salini vanno eliminati in giornata.

Per lavare il cane utilizzate prodotti naturali e senza imballaggio

Lavare il cane con acqua e aceto non ha senso e può nuocere alla sua salute. In caso di cute sensibile o secca potremmo causare irritazioni cutanee o anche dermatiti. Potete utilizzarlo nella dose corretta in uno shampoo fai date o utilizzarlo per pulire la ciotola del cane. I prodotti naturali sono indicati per evitare tanti agenti chimici inutili, possono essere a base di argilla ed erbe officinali o oli essenziali. In vendita si trovano molti prodotti biologici o naturali, ma sono confezionati in bottiglie di plastica.  

Come mi ha insegnato Alessandra il problema non è la plastica in sé, che ci aiuta in numerosi ambiti, da quello sanitario a quello tecnologico, ma i manufatti usa e getta. Ultimamente si sente parlare spesso di materiali biodegradabili e compostabili, con la convinzione che siano una svolta ecologica. In realtà, ad oggi, pochi sono gli impianti in Italia in grado di smaltire correttamente i prodotti compostabili (qualche impianto nel nord Italia), mentre i materiali solamente biodegradabili vanno comunque conferiti nel secco indifferenziato che andrà a termovalorizzazione.

La soluzione quindi non è cambiare il materiale ma evitare il più possibile i prodotti usa e getta cercando di puntare al riuso e allo sfuso, diminuendo in questo modo a monte la quantità di rifiuti generati.

Sapete quanta plastica ricicliamo veramente?

(a cura di Alessandra Vescovo)

Ogni giorno nella nostra quotidianità abbiamo a che fare con diversi oggetti in plastica e, di questi, gli unici che possono essere gettati nella raccolta differenziata e riciclati sono gli imballaggi.

Secondo l’ultimo report di Plastics Europe la richiesta di plastica da parte dell’Italia nel 2018 è stata pari al 13,8% della richiesta totale europea, siamo al secondo posto! Significa  3,6 milioni di tonnellate di plastica, di cui solo il 39,6% è composto da imballaggi. L’Italia ricicla il 31,4% delle 3,6 tonnellate totali, mentre il 32,8% è usato come recupero energetico (termovalorizzazione) e il restante 35,8% finisce in discarica.

Gli imballaggi sono riciclati in Italia solo il 44,6%, il 43% per recupero energetico e il 12,5% in discarica.

Dalla plastica alle microplastiche, un pericolo di cui non vorremmo essere artefici

(a cura di Alessandra Vescovo)

La plastica è utile a molti, forse anche comoda, ma problematica per tutti, quando viene abbandonata in natura. Il 60-80% dei rifiuti mondiali sono plastica e il 10% finisce negli oceani, arrivando da spiagge, fiumi, acque reflue, materiali da pesca, navi ecc. Una volta dispersi nella natura, iniziano una lenta degradazione (da 6 mesi per alcune bioplastiche, fino a centinaia di anni), creando le microplastiche, ovvero particelle di dimensioni inferiori ai 5 mm.

Le microplastiche si definiscono:

  • Primarie, se vengono introdotte direttamente in natura (cosmetici, detersivi, tessuti…)
  • Secondarie, se derivate da degradazione.

Individuate per la prima volta nel 2004, restano in sospensione o si accumulano nei sedimenti dei fondali oceanici (70%). Nel Mar Mediterraneo troviamo una media di 250.000 oggetti per kmq.

A causa di ciò 663 specie marine hanno avuto effetti avversi dall’interazione con la plastica, perché i grandi organismi o ingeriscono i rifiuti o ci finiscono intrappolati e gli organismi più piccoli assorbono le microplastiche. Questi microrganismi sono alla base della catena alimentare, sono ingeriti dai pesci e di conseguenza le mangiamo anche noi! Infine, plastiche e le microplastiche trasportano specie patogene, inquinanti, metalli pesanti (es. piombo) e contaminanti sia organici che inorganici (es. diossine).

Quale shampoo usare per lavare il cane?

La domanda su quale shampoo naturale per cani utilizzare e come fare se vi avvalete del lavoro di un toelettaotore professionista nasce spontanea. Avete ragione e vi suggerisco due soluzioni: potete preparare uno shampoo naturale e delicato per il vostro cane con la ricetta che trovate alla fine dell’articolo. Oppure potete adottare uno shampoo solido, molto utile anche se fate lavare il cane da un professionista. Infatti, basterà portarlo con voi e chiedere che sia utilizzato quello e non un altro prodotto.

Sembra una piccola cosa, invece è un seme che potrebbe germogliare anche nelle abitudini del toelettatore. Il sapone solido dura di più di quello liquido e se lo sceglierete di qualità, sarà composto solo da ingredienti naturali.

Cecate tra gli ingredienti  olio di oliva, olio di cocco, burro di karité, che nutrono e idratano la pelle. Olio di ricino ed estratto di Aloe vera perché danno morbidezza al pelo; il carbone di bambù per purificare e detergere. Olio di neem e oli essenziali, come lavanda o te tree per le proprietà anti-settiche, anti parassitarie e anti irritazione.

Non tutti i prodotti sono uguali, qui trovate un prodotto con Olio di Neem e e qui un prodotto con carbone di bambù.

Come preparare uno shampoo naturale fai da te per il cane

Vi occorreranno:  

  • 500 ml acqua
  • 2 cucchiai di olio di oliva
  • 1 cucchiaio di sapone neutro per neonati
  • 40 ml di gel d’Aloe Vera
  • 250 ml aceto di mele,
  • 2 gocce di olio essenziale di lavanda, per il profumo

Cominciate miscelando, in una bottiglia di vetro, l’acqua e l’aceto e aggiungete il sapone neutro e l’olio di oliva. Quindi il gel d’Aloe vera e le 2 gocce di olio essenziale di lavanda. Chiudete con il tappo ermetico e agitate forte da sinistra a destra, dall’alto verso il basso, per mescolare tutti gli ingredienti. Se la miscela risultasse troppo densa, aggiungete poca acqua alla volta.

Preparate quindi un’etichetta adesiva con la data di produzione. Eliminate dopo 6 mesi, se non completamente utilizzato.

Chi è Alessandra Vescovo

Alessandra ha 29 anni ed è appassionata di ambiente sin da bambina, grazie all’influenza della sorella maggiore. Laureata in triennale in Scienze Ambientali a Cà Foscari, ha poi conseguito la specializzazione in Valutazione e Gestione dei Sistemi Ambientali, nella stessa università.

Da sempre appassionata di divulgazione , educazione ambientale ed ecologia, lavora nell’ambito della sostenibilità. Si occupa di efficientamento energetico, di studi di ciclo della vita (LCA), carbon footprint, dichiarazioni ambientali di prodotto ed economia circolare. Ama tutta la fauna terrestre e marina e ha condiviso un tatto della sua vita con molti pet, conigli, oche e Mochi, il suo secondo cane.

Alessandra sa che avere un cane o un gatto, purtroppo, comporta essere meno sostenibili e per questo si è posta l’obiettivo di trovare soluzioni corrette per poter vivere al meglio il rapporto con i pet, con il minor impatto ambientale. E ha accettato, quindi, con entusiasmo di partecipare a questo articolo.

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